Riti e simboli

 

FESTA DI SAN GIORGIO

I fuochi sono ciò che rimangono degli innumerevoli riti propiziatori primaverili pagani. Questi rituali di purificazione per mezzo del fuoco, sono caratteristici delle culture agrarie . Come il sole con i raggi, così il fuoco con le fiamme è il simbolo dell'azione fecondante, purificatrice e illuminatrice. Il salto del fuoco, acquistava la funzione di una vera e propria liturgia scaramantica, capace di allontanare tutti gli influssi negativi: fatture, jettatura e malocchio, sventure  che inesorabili si abbattono non solo sui raccolti e sulle attività economiche in genere, ma anche sulla vita sentimentale e sulla salute. 

Fascine di frasche venivano accatastate durante i giorni che precedevano la festa, e la sera del 23 aprile, all'ora stabilita, venivano accesi i falò. Iniziava una vera e propria gara a saltare tra le fiamme che s'innalzavano tra fumo e scintille. Ragazzi, giovani e meno giovani, saltavano i fuochi organizzati nei borghi. Il tutto sotto gli sguardi divertiti dei paesani, che non disdegnavano l'offerta di un buon bicchiere di vino.

 

 

 

FILIPPESCHI E MONALDESCHI

 

« Vieni a veder Montecchi e Cappelletti, Monaldi e Filippeschi , uom sanza cura, color già tristi, e questi con sospetti! » (Dante Alighieri, Divina CommediaPurg. VI)

 

Ficulle, l’antico borgo medievale d’origine etrusca, domina la valle sottostante. Le torri, i resti delle antiche mura, il dominio sulla valle sottostante, lasciano immaginare l’importante ruolo militare dell’antico castello di Ficulle.  Una terra che nel medioevo fu confine ambito e conteso dalle note famiglie dei Monaldeschi e dei Filippeschi. 

Stemmi delle famiglie orvietane Filippeschi (ghibellini) e Monaldeschi (guelfi)